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RESOCONTO VIAGGIO IN MISSIONE

RESOCONTO VIAGGIO IN MISSIONE - Associazione JONATHAN L. onlus
Dedico questo articolo ai giovani che, in questo momento, in qualche parte del mondo, stanno rischiando la loro vita per un azione estrema,

come gettarsi dal balcone dell’albergo per centrare la piscina o distesi lungo le rotaie,  mentre aspettano l’arrivo di un treno.

Comportamenti per gridare bisogno di vincere la paura in un mondo di adulti che, nel migliore dei casi, rimpiange i tempi passati perché “ Allora sì che c’erano ideali e facevamo cose che adesso non si possono immaginare”. Gesti insensati per urlare alle domande fondamentali della nostra esistenza un desiderio di risposta che non ha avuto tempo sufficiente per ascoltare e farsi ascoltare. 

Da giovane ho avuto la fortuna d’incontrare un maestro d’alpinismo, semplice e generoso. Mi diceva: “ Quando vado in montagna e guardo le cime coperte dal bianco della neve, riconosco il segno della grandezza e della presenza di Dio, ”. 

Dal 16 agosto di quest’anno al 6 settembre, insieme con Augusta IPPOLITI e la dott.ssa Maria Maddalena RICCIARDI, sono stato in Perù, nella Prelatura di Chuquibambilla. Una vasta zona della catena andina del Dipartimento di Apurimac ad oltre 3000  m.s.l., con prevalente presenza di popolazioni “Indios” e limitrofa all’antica capitale dell’impero Incaico Cusco. Dal 1969, tra le tre provincie alte di Grau, Antabamba, Cotabambas, operano i missionari italiani Agostiniani che oggi sono aiutati anche da sacerdoti peruviani locali. Il Vescovo è Mons. Domenico BERNI che, forse, qualcuno di voi ricorderà per una sua recente visita nella nostra Parrocchia. Cercherò di raccontarvi del nostro viaggio, che ha avuto come principale motivazione, il desiderio di approfondire la conoscenza dei luoghi e la necessità di aiutare meglio il lavoro dei missionari e delle suore, con particolare riferimento all’aiuto per integrare il servizio sanitario offerto attualmente dal ministero della salute.

 

 

La prima tappa per tutti coloro che si recano in Perù è Lima, perché non si può arrivare direttamente con l’aereo intercontinentale a Cusco. Lima, che si trova sul mare, ha circa otto milioni di abitanti, con grandi quartieri popolari dove le strade, i servizi e le case sono assenti o in fase di “ auto/costruzione” da parte degli abitanti. Da Lima si passa con l’aereo “ più piccolo”, nella città di Cusco. La mitica capitale del Thauantisuyo, luogo posto in una valle prescelta per la sua bellezza dal primo imperatore Incas, tra montagne innevate che superano i 4000 m.s.l. . Da questa città, considerata l’ombelico del mondo precolombiano, parte la strada che con camionettafuoristrada può essere percorsa, fino ad arrivare dopo circa 10 ore, al centro della Prelatura, la cittadina di Chuquibambilla.

 

 

Per noi tre questo paesino ha un significato importante, perché è il luogo della Casa Nido dove vengono ospitati i bambini più piccoli, quelli che vengono affidati alle cure delle Suore Crocifissine. Nel cortile, sotto l’immagine della Madonna del Buon Consiglio, leggo la targa in ottone dorato dedicata a “Nino” Antola e portata personalmente dalla figlia Martha nell’ottobre 2008. “Donaci o Signore, la forza di spezzarci per gli altri come Ostia frantumata per realizzare il tuo progetto d’amore”. Queste semplici parole, viste da qui nell’opera delle Madri e degli operatori, si animano, diventando volti e storie di tanti bimbi che in questo luogo incontrano affetto e aiuto di vita.

 

 

Come il piccolo Litdaman di anni 8, colpito dalla distrofia muscolare e costretto a seguire i giochi degli altri bambini dalla sua carrozzina. Il papà ha avuto un ischemia che lo limita nel lavoro, la mamma che ha altri tre figli e non può accudirlo durante il giorno, così è costretta a lasciarlo solo nella casa senza possibilità di aiuto o movimento. Quando pensiamo alle loro case non riusciamo ad immaginare cosa significhino, perché solo visitandole si può capire, soprattutto per l’assenza di strutture idonee al superamento delle barriere architettoniche. Stare qui con gli altri bambini è per lui motivo di gioia, perché può andare a scuola grazie ad un taxi che le suore noleggiano appositamente; nel suo viso la presenza del coraggio è il tratto che più stupisce, oltre la voglia di imparare ed andare avanti. Mentre lui disegnava vicino a me guardandomi con il suo volto sorridente, sentivo la mia pochezza, e quanti futili propositi molte volte turbano i miei pensieri quotidiani. Dio ci ama tutti senza chiedercelo e come Padre non ci abbandona mai, perché nulla “potrà mai separarci dal suo Amore”. Questo bambino con la sua gioia “nonostante tutto” e il segno di Gesù figlio di Dio, incarnato nella nostra umanità e da Lui resa sapiente per affrontare le prove con un unico e grande “Sole” capace di farci vivere e continuare a sperare.

 

 

Tutta la zona del Dipartimento Apurimac, ( nome nell’antica lingua chequa significante Dio parla)  per l’altitudine, è fortemente condizionata nello sviluppo economico e può contare solo su colture agricoli a base di patate e mais, capaci di sostenere appena le popolazioni. Oggi la grande speranza è data dallo sfruttamento delle miniere che tuttavia dipendono fortemente dai finanziamenti esteri, e spesso portano lontano dal paese le ricchezze prodotte.

 

 

Mentre visitavamo i luoghi della Missione dopo essere stati a Chuquibambilla, Progresso, Haquira, Tambobamba, Cotabambas, il Vescovo, Monsignor Domenico presentandoci ai Padri e alle Suore, nei dispensari medici o nelle mense per persone povere o anziane, diceva: “ Grazie al loro contributo posso aiutarvi nel lavoro che svolgete per tutte queste persone”. Non riuscivo a vedere se a quelle parole le mie guance arrossivano, ma in realtà pensavo “ ringraziare … ? Sono io che devo ringraziare voi, dove sarei oggi se a Roma, 36 anni fa, non avessi incontrato qualcuno che mi ha fatto conoscere il vostro esempio d’impegno in questa lontana terra di Missione”?

 

 

Nel paesino di Mamara ho avuto la grazia di vedere realizzato un mio sogno. La mostra sulle chiese coloniali del 1987 pubblicata dall’Associazione Apurimac durante l’Anno Santo 2000 denunciava la presenza di un patrimonio storico che stava andando alla rovina; da lì ho “ potuto toccare con mano” la scuola per intagliatori di pietra locale “ sillar” che studiano, lavorano e si preparano onestamente ad affrontare la vita. Li anima Chico un ragazzo di Como della mitica “ Operazione Mato Grosso” di Padre Ugo De Censi, cercando di fare del lavoro non il “ fine” ma lo strumento di scoperta di valori importanti: lealtà per potersi fidare l’uno dell’altro, condivisione con i più poveri, crescita continua nella Fede. Da un luogo sperduto della missione producono opere che vanno in tutta la provincia, a Cusco ed oltre. La facciata della nuova Cattedrale di Chimbote, nel nord del Perù è stata interamente scolpita da loro e poi trasportata e montata pezzo dopo pezzo.

 

 

 

 

 

Nel gruppo d’animazione missionaria della nostra Parrocchia durante quest’anno, ci siamo chiesti spesso: che senso ha oggi parlare di missione ad Gentes? Se possiamo ancora dire che ci sono luoghi dove qualcuno deve andare ad annunciare che Cristo è Risorto ? E qual è il modo migliore per aiutare veramente queste persone ?

 

 

 

 

 

Io non credo che Dio ci chieda “ necessariamente” di convincere o convertire qualcuno, e neanche di dispensare consigli sul modo di come fare per favorire un certo processo di sviluppo. La combinazione storica in ognuno di noi, di popoli antichissimi come gli Indios con tutte le diverse radici geografiche di Incas, Aymara, ecc. ecc. è come un intricato quipu (sistema di scrittura e contabilizzazione incaica oggi completamente sconosciuto basato su corde e nodi) che forse un giorno ci verrà spiegato. Ma quando c’è un uomo che soffre o che lotta per la Giustizia, in qualunque parte del mondo, se Dio esiste, Lui è in quel luogo. Riconoscerlo e magari aiutarlo ad alleviare la sua sofferenza, significa avvicinarsi al mistero delle domande fondamentali, o se preferite usando un termine oggi di moda “ fare un esperienza spirituale”, da consigliarsi a tutti.

 

 

Sarà un caso ma dove trovi situazioni di sofferenza, fame e lotta all’ingiustizia o alla povertà, trovi un sacerdote, una suora, un laico impegnato con moglie e figli che ha deciso di  lavorare con gli Indios il ferro, il legno, la pietra. Non vivono in palazzi o ville con piscina, mangiano cibi che il nostro palato raffinato non apprezza, sopportano la polvere delle strade, il caldo dei tetti in lamiera, il freddo delle notti, perché hanno liberamente scelto di accompagnare un popolo nella vita del giorno dopo giorno. Persone che non possono trovare posto sulla prima pagina dei Tg, ma che sono ancora le “ pietre vive” Chiesa di Gesù, comunità di salvati che annuncia, proclama, attende la venuta del suo Signore.

Noi li abbiamo incontrati, ora non potremo più dire di non aver visto.

 Fabrizio Gatti

 

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